Nel territorio del Parco sono segnalati numerosi itinerari grazie alla rete sentieristica del CAI, e il Parco stesso dispone di un gruppo di guide esperte che vi accompagneranno alla scoperta del nostro meraviglioso territorio.
Visitare il Parco, in questo modo, può diventare un'utile occasione di apprendimento e condivisione di conoscenze sul territorio che abitiamo o che veniamo a scoprire. È possibile seguire uno degli itinerari proposti, oppure fare un'escursione a tema, della durata di mezza giornata o di un giorno intero, dedicate alla scoperta dei tanti aspetti del nostro Parco: rarità botaniche, antichi borghi, animali del bosco, splendidi panorami, prodotti del sottobosco, fotografia naturalistica...
Attenzione, si consiglia di percorrere sempre i sentieri portando con sé una carta escursionistica.
Quali escursioni vi sono piaciute di più?
E' un itinerario ad anello, breve e adatto a tutti i visitatori, che partendo dal centro visita conduce in un paio d'ore alla scoperta di una delle più celebri emergenze del parco, mostrando aspetti geomorfologici, vegetazionali e storici caratteristici della montagna appenninica. Da Pian d'Ivo (1190 m), passando per Case Pasquali, si scende attraverso il bosco al Dardagna (1050 m), risalendone il corso fino a incontrare la suggestiva serie di salti che il torrente compie all'ombra della faggeta. Un ripido sentiero, dotato in più punti di staccionate e di protezione, permette di salire a la to delle cascate seguendone l'intero sviluppo. Dalle cascate una strada forestale torna verso Madonna dell'Acero tra rimboschimenti di abeti bianchi e boschi di faggio, che in primavera si colorano di belle fioriture nemorali. Al termine dell'itinerario è possibile visitare il santuario di Madonna dell'acero, uno dei più noti della montagna bolognese.
sentieri CAI 331, 331A, 333, 331
Da Pian d'Ivo (1190 m) l'itinerario sale dapprima per una larga strada forestale (segnavia Cai 323-327) attraverso un rimboschimento a conifere; dopo alcune curve si stacca sulla destra il sentiero 327 che sale ripido con poche curve, tra la faggeta e macchie di abeti e larici, fino a uscire dal bosco e proseguire, con un tratto molto panoramico, nelle praterie e nei vaccinieti che rivestono la parte sommitale del versante occidentale della Nuda (1828 m), dove si arriva dopo circa due ore e mezza di cammino. Seguendo il sentiero di crinale (segnavia 129) verso sud, si scende al passo del Vallone (1700 m) e risalendo gli spettacolari e impegnativi Balzi dell'Ora si raggiunge Punta Sofia (1939 m), la più settentrionale delle tre cime del Corno. La salita è complicata dalla presenza di un fondo roccioso che può diventare molto insidioso se umido o coperto di neve e ghiaccio. Da Punta Sofia si scende tra prati e brughiere a mirtillo costeggiando l'Alpe di Rocca Corneta e i campi da sci. In prossimità dell'arrivo di un seggiovia, il sentiero piega a destra e ci si collega al sentiero 335 per passare, attraverso la Porticciola, nella vallecola del rio Piano. Tagliando diagonalmente il versante, si scende fino alle sorgenti del Cavone, dove si incontra il sentiero 337 che scende senza difficoltà dal passo del Vallone e rappresenta una possibile alternativa per abbreviare il percorso (di circa un'ora) ed evitare i Balzi dell'Ora. Dalla sorgente si scende in breve attraverso la faggeta fino al laghetto artificiale a lato del rifugio Cavone. Risalendo per un breve tratto l'ampia zona a parcheggio antistante il rifugio, si ritrovano sulla destra le indicazioni del sentiero 337, che scende nel bosco fino a una traccia più ampia. Scendendo a destra si incontrano poco oltre le indicazioni che conducono alle cascate del Dardagna. Giunti alla base dell'ultimo salto, si supera il ponticello sui rio Piano e si sale per un breve tratto, evitando il sentiero che a sinistra scende verso Poggiolforato, fino a raggiungere un'ampia traccia forestale (segnavia 331) che a sinistra, con alcuni saliscendi, conduce al santuario di Madonna dell'Acero; da qui con un breve tratto di strada si ritorna a Pian d'Ivo.
L'itinerario, che richiede una mezza giornata di cammino e non presenta grosse difficoltà, consente di salire in maniera agevole alla cima del Corno alle Scale. Oltre a offrire un'ampia veduta sui vaccinieti e le praterie dell'Alpe di Rocca Corneta e dell'alta valle del Dardagna, raggiunge la conca a ovest di monte Cupolino, dove le acque piovane si raccolgono a formare il bel lago Scaffaiolo (una tra le mete più tradizionali dell'Appennino bolognese, anche se si trova poco oltre il confine provinciale e appartiene al Parco Regionale dell'Alto Appennino Modenese). Svolgendosi per la maggior parte al di fuori del bosco, l'itinerario è dedicato alla scoperta degli ambienti appenninici d'alta quota; molto interessanti sono gli aspetti geomorfologici e vegetazionali, per la presenza della brughiera a mirtillo, con risvolti legati alle attività umane del passato e del presente (praterie, pascoli, impianti e piste di sci). La partenza dell'itinerario è situata in località Cavone, a lato del rifugio e del laghetto, dove termina la carrozzabile che, passando per Vidiciatico, La Cà e Madonna dell'Acero, conduce ai parcheggi della nota stazione sciistica del Corno alle Scale.
Sentieri: 337, 335, 129, 329A
Durata: 3,5 ore
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Il monte Grande, situato nella zona di preparco, è uno dei rilievi della dorsale montuosa, a cui appartengono anche il Corno alle Scale, La Nuda e il monte Pizzo, che si stacca dal crinale appenninico e costituisce lo spartiacque principale tra le valli dei torrenti Silla e Dardagna. La cima del monte, dalla quale si gode un bel panorama sul parco, rappresenta un valido punto di osservazione per iniziare a conoscerne la geografia. L'anello percorso durante l'escursione, che prevede poco più di una mezza giornata di cammino, è utile come primo approccio al parco. Partendo da Pianaccio si sale decisamente attraverso il bosco seguendo il fosso dei Bagnadori fino a raggiungere una strada forestale (l'antica Via dei Signori) che porta in breve alla Sboccata dei Bagnadori (1274 m). Nei pressi si trovano una sorgente e un rifugio del Parco (10 posti letto, aperto su richiesta tel. 0534.51264). Dalla Sboccata si continua a salire nel bosco per uscire, con un ultimo strappo, sulle praterie punteggiate da belle fioriture che rivestono la parte sommitale del monte. Proseguendo lungo il crinale e scendendo poi rapidamente nel bosco, si raggiungono gli interessanti affioramenti di Bocca delle Tese. Dall'ampia sella si scende nella valle del fosso Fiammineda attraversando il caratteristico nucleo omonimo, ormai disabitato, prima di superare il corso d'acqua e rientrare a Pianaccio con una ben conservata mulattiera.
Il monte La Nuda si eleva a nord del Corno alle Scale, separato da quest'ultimo dal passo del Vallone. Sulla sua vetta, libera dal bosco, si estendono vaccinieti e praterie sassose che ospitano rare fioriture di specie rupicole. L'itinerario, che richiede un'intera giornata di cammino, sale dapprima alla Sboccata dei Bagnadori, lungo il fosso omonimo, e prosegue per raggiungere la vetta; nella parte alta del tracciato alcuni passaggi esposti possono risultare impegnativi in caso di fondo scivoloso.
Durante la salita è possibile osservare in successione le diverse fasce vegetazionali che caratterizzano l'alto Appennino bolognese, mentre la cima regala ampie e spettacolari vedute sul parco. Il ritorno si effettua con una ripida discesa verso Segavecchia, dalla quale si raggiunge Pianaccio per una panoramica strada forestale. A Pianaccio, punto di partenza dell'itinerario, è situato il più grande dei centri visita del parco, che ospita anche gli uffici dell'ente di gestione. Il borgo si raggiunge deviando al bivio situato in corrispondenza del tornante a valle di Lizzano in Belvedere e seguendo poi le indicazioni per il paese.
Sentieri: 123, 129, 117
Durata: 5 ore
L'itinerario, impegnativo e faticoso, offre vedute prospettiche particolarmente suggestive della parete orientale del massiccio del Corno, attraversando aree in cui sono presenti elementi di notevole valenza paesaggistica e naturalistica: estesi e spettacolari affioramenti arenacei, praterie e vaccinieti di crinale, ampie superfici boscate, numerosi corsi d'acqua tributari dei torrenti da cui ha origine il Silla. Per la lunghezza, il dislivello e il grado di difficoltà è un percorso adatto a escursionisti esperti e allenati. L'itinerario parte dal rifugio Segavecchia e sale ripido fino alla cima del monte La Nuda, per poi raggiungere la vetta del Corno attraverso i Balzi dell'Ora e, dopo un tratto di crinale, chiudersi ad anello scendendo per i monti Grossi. Il rifugio Segavecchia si raggiunge da Pianaccio seguendo la panoramica strada forestale che inizia nella parte alta del paese, percorribile a piedi in circa mezz'ora o, con prudenza, anche in auto.Sentieri CAI: 117, 129, 00, 121
La lunga escursione permette di scoprire il settore centrale del parco, particolarmente appartato e selvaggio, formato dalla bella valle del torrente Causso che, raccogliendo le acque dei fossi Gennaio e dell'Uccelliera e del canale della Piana del Vento, rappresenta uno dei due rami in cui è articolato il bacino alto montano del Silla. L'itinerario, che ha sviluppo ad anello, risale la valle principale fino al crinale, dominato dai rilievi del monte Gennaio e del Poggio delle Ignude, percorrendone un tratto fino ad arrivare in vista della maestosa parete orientale del Corno, prima di scendere per la dorsale dei Balzi della Malacarne e dei monti Grossi. Richiede un'intera giornata di cammino, ma non presenta grandi difficoltà, se si esclude un breve tratto di sentiero esposto e sdrucciolevole che aggira il monte Gennaio. Lungo il percorso sono possibili interessanti osservazioni di carattere geologico, botanico e anche faunistico, sia nei pressi dei numerosi corsi d'acqua che oltre il limite del bosco (per la presenza di colonie di marmotte e di varie specie di uccelli montani). Il punto di partenza è la località Segavecchia, raggiungibile da Pianaccio percorrendo a piedi o in auto (con molta prudenza) la strada che inizia nella parte alta del paese. A Pianaccio si arriva seguendo le indicazioni che si incontrano in corrispondenza del tornante situato a valle di Lizzano in Belvedere e tenendo la destra al bivio con Monteacuto.
Sentieri CAI: 121, 00, 111, 113 A, 113
L'itinerario, lungo ma senza particolari difficoltà, richiede un'intera giornata di cammino ed esplora il settore più orientale del parco, tra la spettacolare dorsale di Monteacuto e la valle del rio Baricello. Attraversa vecchi castagneti e fitti boschi di faggio, tra i quali si aprono frequenti scorci panoramici sull'alta valle del Silla, il crinale appenninico principale e la bella dorsale boscata di monte Cavallo. Dopo aver percorso un lungo tratto del sentiero di crinale che parte da Monteacuto, si raggiunge il passo della Donna Morta, dal quale inizia la discesa della valle del rio Baricello, il cui corso segna per un lungo tratto il confine orientale del parco. La discesa prosegue tra boschi e radure fino al rio della Madonna, presso le cui rive si trova il suggestivo santuario di Madonna del Faggio; un'antica mulattiera lastricata riconduce al punto di partenza dell'itinerario.Per raggiungere Monteacuto delle Alpi occorre deviare a sinistra nel tornante che si incontra poco prima dell'abitato di Lizzano in Belvedere (indicazioni per Pianaccio e Monteacuto). Quando la strada si divide, si prende ancora a sinistra, salendo per la stretta e tortuosa via che, attraverso vecchi castagneti da frutto, in pochi chilometri conduce al parcheggio situato all'ingresso del paese. L'itinerario inizia subito a monte del parcheggio (sentiero Cai 111).Sentieri CAI: 111, 143, 101, 109
L'itinerario, che richiede meno di mezza giornata e ha uno sviluppo ad anello all'interno dell'area di preparco, percorre le montagne che si alzano alle spalle di Lizzano in Belvedere e Vidiciatico. Consente di osservare gli aspetti più caratteristici della vegetazione presente alle quote più basse del parco e di apprezzare ampi panorami sull'alta e media valle del torrente Silla. Data la vicinanza con i centri abitati, numerosi sono i motivi di interesse legati alla storia e alla vita quotidiana di queste zone della montagna bolognese. L'ultima parte della salita al monte Pizzo presenta qualche tratto impegnativo su roccia, mentre la discesa si svolge su un'ampia sterrata e per il vecchio tracciato della via Panoramica, che collega Vidiciatico a Lizzano. Il punto di partenza è a Lizzano in Belvedere. Sentieri CAI: 125, 127 Al monte Pizzo nei mesi estivi è aperto il parco avventura
L'itinerario, agevole e della durata di una mezza giornata, si sviluppa su strade sterrate e sentieri che si snodano nell'area di preparco, a ridosso degli abitati di Vidiciatico e Lizzano. Il percorso tocca diversi ambienti, offrendo alcuni piacevoli scorci panoramici e l'opportunità di esercitarsi a riconoscere un buon numero di piante e animali tipici della montagna bolognese. Camminando nei boschi subito a monte dei principali centri abitati si incontrano anche significative tracce del secolare rapporto tra le comunità locali e queste montagne: le vecchie piazzole dei carbonai, i casoni per l'essiccazione delle castagne, le ampie radure erbose un tempo adibite al pascolo. Per effettuare l'itinerario si può partire direttamente da Vidiciatico, nella parte alta dell'abitato, dove parte la strada che sale a Budiara e monte Pizzo (dove nei mesi estivi è aperto il parco avventura)Sentieri CAI: 127, 125
L'itinerario, facile ma piuttosto vario per quanto riguarda gli aspetti geologici e vegetazionali, si sviluppa nell'area di preparco, conducendo in un paio di ore alla sommità del monte Grande (1531 m), eccellente punto panoramico sull'alta valle del Silla. Dall'abitato di La Cà il tracciato risale le pendici nordorientali del dolce rilievo denominato La Castellina, permettendo un buon inquadramento della valle del Dardagna e della parte centrale del parco. Arrivati alla Croce dei Colli e al passo del Saltiolo, è possibile compiere interessanti osservazioni sull'Unità Sestola-Vidiciatico, un complesso roccioso eterogeneo, di origine sedimentaria ma profondamente deformato dagli eventi orogenetici, che è presente in diversi punti della catena appenninica e in maniera tipica tra le due località a cui deve il nome. La Cà è raggiungibile da Vidiciatico seguendo le indicazioni per Madonna dell'Acero e il Cavone. Quasi al centro del paese si incontrano le indicazioni per Cà Gabrielli, da dove ha inizio il sentiero Cai 129.Sentieri CAI: 129, 125 A, 125
Durata: 5 h
Pianaccio - Sboccata dei Bagnadori - Monte Grande - Le Tese -Fiammineda - Pianaccio Il percorso inizia a Pianaccio (m 735), su un pianoro posto alla confluenza tra l'omonimo torrente e il Fosso dei Bagnadori. Poco a monte del paese, fu rinvenuto nella primavera del 1990 il primo esemplare di lupo noto nell'Appennino bolognese, una femmina adulta del peso di 34 Kg. Procedendo lungo la strada per Segavecchia, poco prima del ponte sul Fosso del Bagnadori, si sale per una stradella asfaltata; in corrispondenza della curva si stacca il percorso CAI 115. Dopo avere superato i fabbricati dell'acquedotto e guadato il rio, il sentiero sale decisamente attraverso un bosco misto. Dopo un altro guado e numerosi fossi laterali, si giunge ad una traccia più ampia e infine, attraverso un rimboschimento di conifere, alla strada forestale che dalla Segavecchia conduce prima al rifugio, poi alla sella detta Sboccata dei Bagnadori (percorso CAI 123), dove è presente una sorgente. Lungo questi sentieri, paralleli alla linea di crinale e collocati in modo da fungere da comodo collegamento tra diversi sistemi vallivi, non è difficile individuare le impronte del lupo, sul terreno o sulla neve. Nelle radure, accanto alla base degli alberi o sopra grandi ciuffi d'erba, è invece possibile individuare le masse di pelo, quasi sempre di cinghiale o capriolo, che costituiscono ciò che resta degli escrementi, posti bene in vista per delimitare il territorio. Giunti alla Sboccata, sulla destra si stacca il percorso CAI 125 che, attraverso rimboschimenti di conifere e boschi di pini e faggi, giunge sulle praterie prossime alla vetta del Monte Grande (1.531 m). Il monte presenta un versante orientale piuttosto ripido che consente un'ampia visuale panoramica sull'intera valle del Silla, mentre a sud sono visibili i Balzi del Fabuino, la Nuda e il Corno alle Scale. Rimanendo sul percorso CAI 125, si prosegue lungo il crinale e poi nella faggeta, scendendo tortuosamente fino alle radure precedenti gli affioramenti rocciosi, pertinenti alle argilliti dell'unità Sestola-Vidiciatico, della Bocca delle Tese. Le praterie circostanti sono ambienti frequentati regolarmente da mufloni (bovidi non autoctoni), daini, cinghiali e caprioli e si possono scorgere i segni di presenza dell'istrice, oltre che, naturalmente, del lupo. A destra si prende il percorso CAI 151 che, lungo il Fosso Fiammineda, scende verso Pianaccio. Quest'ultimo tratto attraversa la suggestiva località detta Fiammineda, uno dei più antichi borghi storici della nostra montagna. Da qui si gode una straordinaria vista che spazia dai Monti Grossi fino al crinale, dove spiccano le cime del Monte Gennaio e del Poggio delle Ignude. Di nuovo dunque, dopo decenni di silenzio si può udire, tra i monti e le valli che da qui si osservano, il potente ululato del lupo, tornato a rivendicare gli antichi territori.
Durata: 6 h
Segavecchia - Passo del Cancellino - Monte Gennaio - Bocca del Lupo - Acerolo - Segavecchia Dal rifugio della Segavecchia, camminiamo per circa duecento metri lungo la strada forestale e, attraversato il ponticello sul Rio Farine, uno dei tanti torrentelli che vanno ad ingrossare il Causso, imbocchiamo il percorso CAI 121 che si trova sulla nostra destra. Per un buon tratto l'ambiente è umido, soprattutto vicino alla sorgente, che in primavera genera una piccola area palustre dove crescono muschi, felci e spettacolari farfaracci. Proseguiamo il nostro cammino lungo la dorsale dei Monti Grossi. La faggeta, con alcuni tra gli esemplari di faggio più belli del Parco, si fa quasi pura, i fusti degli alberi hanno tutti un portamento eretto e slanciato. Continuiamo a camminare e verso i 1.400 metri d'altezza sbuchiamo fuori dal bosco. Attraversiamo i Balzi della Malacarne, dove, tra detriti rocciosi trascinati dai ghiacciai, sbucano cespugli verde chiaro di felcetta crespa. Inizia qui il lungo tratto panoramico del nostro percorso. È il momento di aguzzare la vista perché l'aquila potrebbe apparire sia alla destra del nostro sentiero, tra le cime di Corno e Nuda, mentre volteggia sostenuta dalle correnti termiche ascensionali, sia a sinistra, magari in un'incursione di caccia alle marmotte attorno alla vetta del Monte Gennaio. Conviene sostare un momento e osservare col binocolo la parete orientale del Corno. Il gheppio la frequenta abitualmente alla ricerca d'insetti, micromammiferi e sicuri posatoi. Più raramente vi appare il falco pellegrino. Andando oltre, incontriamo una sorgente dove poter riempire la borraccia. Nelle mattinate estive è frequente sorprendervi i mufloni all'abbeverata. Abbiamo ormai raggiunto il Passo del Cancellino e lasciamo il percorso CAI 121 per lo 00, mitico sentiero di quota che si snoda lungo il crinale tosco-emiliano. Il Passo è un punto d'oro per osservare gli uccelli migratori; tra marzo e aprile e alla fine dell'estate, esso diventa un crocevia di traiettorie per gli uccelli che dalla Toscana valicano l'Appennino e per quelli che scelgono il crinale come indicatore di rotta. Conviene fermarsi un attimo a riposare e puntare i binocoli verso la Toscana e la Valle del Silla. All'inizio di marzo passano i falchi pecchiaioli, ma è possibile fare interessanti avvistamenti (pellegrini, lodolai, albanelle...) durante tutta la bella stagione. Il percorso CAI 00 ci conduce finalmente nei pressi della cima del Monte Gennaio. Da quassù si apprezza al meglio la bellezza della Valle del Silla, tra le più selvagge del nostro Appennino. Abbracciamo con lo sguardo parte dell'estesissimo territorio dell'aquila. Con un po' di fortuna la si può avvistare mentre lambisce le creste col suo volo planato alla ricerca di prede. Ogni tanto l'aquila si fa vedere sopra la Valle del Silla. Probabilmente, tra le pareti rocciose dei suoi versanti si celano inaccessibili posatoi. Iniziamo la discesa e la via del ritorno. Superati il Poggio delle Ignude e il valico di Portafranca, dove ancora resistono alle intemperie gli antichi cippi confinari tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana, abbandoniamo crinale e percorso CAI 00, per immergerci di nuovo nel bosco lungo il percorso CAI 111. Presso Bocca del Lupo il bosco si apre e la testata di valle merita un ultimo sguardo. Qui ritroviamo la strada forestale che avevamo abbandonato all'inizio. Oltre il torrente Causso, la strada riprende a salire. Costeggiamo il rilievo dell'Acerolo, le cui marne grigie costituiscono una unità geomorfologica di grande bellezza. Non ci resta che seguire la strada, ancora per qualche minuto, fino al rifugio di Segavecchia.
Durata: 5 h
Rifugio Cavone - Passo Del Vallone - Balze dell'Ora -Punta Sofia Passo Dello Strofinatoio - Lago Scaffaiolo - Rifugio Malghe - Cavone Il sentiero, dal Cavone (1.424 m) verso il Passo del Vallone, risale i gradoni nascosti dal bosco e costituiti da antichi depositi glaciali lasciati da un ghiacciaio di modeste dimensioni. In poco tempo si arriva al Circo del Cavone, circo glaciale wurmiano risalente a circa 10.000 anni fa: il piccolo anfiteatro, fuori dalla faggeta prima di intraprendere la salita verso il Passo del Vallone, ospitava un ghiacciaio esteso tra il Monte La Nuda e il Corno alle Scale. Da qui il sentiero continua verso il Passo del Vallone, innalzandosi ripido e stretto; è questo un punto panoramico importante: nel periodo invernale è possibile distinguere con chiarezza la morfologia glaciale della zona. In inverno la neve, in estate i dossi erbosi sottostanti, aiutano a percepire la morfologia glaciale del circo del Cavone. Da qui il percorso CAI 129 procede in direzione del Corno alle Scale. La cresta delle Balze dell'Ora ci porta a salite di tipo alpino, soprattutto durante l'inverno. Giunti al passo ci si trova di fronte ai gradoni che salgono ripidi verso Punta Sofia (una delle tre "punte" del Corno alle Scale); la cresta è imputabile ad azioni di tipo tettonico, che su vasta scala hanno prodotto l'innalzamento della catena appenninica, e ad azioni di tipo glaciale, fenomeni di gelo-disgelo, che hanno portato a esaltarne la morfologia. Sulla cresta delle Balze dell'Ora si incontrano piante di piccole dimensioni e di particolare significato biogeografico, come la Saxifraga oppositifolia, essenza vegetale tipicamente alpina. Molte altre specie tipiche di latitudini settentrionali si rinvengono in questi luoghi, a testimonianza di fasi climatiche passate e che oggi concorrono a comporre uno straordinario giardino d'alta quota. Sul finire della salita delle Balze, dopo un ultimo "salto" di arenaria, si giunge al punto di raccordo con l'Alpe di Rocca Corneta, che ospita una vasta brughiera di mirtilli. Punta Sofia, la punta più settentrionale del Corno alle Scale, è un terrazzo naturale di prim'ordine, che permette di rivisitare le forme del paesaggio come in un filmato, facendoci ritornare indietro nel tempo, a quando una coltre glaciale ricopriva buona parte del comprensorio del Corno alle Scale. Le altre due cime (Corno alle Scale, 1.945 m e Punta Giorgina, 1.927 m) si possono raggiungere in tutta tranquillità procedendo sulla linea del crinale. Su queste praterie, soprattutto durante il disgelo primaverile, si osservano le gallerie scavate dall'Arvicola delle nevi, un piccolo roditore considerato un "relitto glaciale" e distribuito con popolazioni isolate solo sui rilievi più alti dell'Appennino.
Durata: 2h.Difficoltà: media.Pian d'Ivo-Sboccata dei BAgnadori-Croce dei Colli. L'itinerario proposto si snoda lungo due sentieri: il percorso CAI 323, strada forestale che dal Centro Visita di Pian d'Ivo conduce alla Sboccata dei BAgnadori, denominata via dei Signori per la frequentazione di mercanti in epoche passate, e il percorso CAI 129, che dalla Sboccata porta a Croce dei Colli. Itinerario facile, consente in primavera-inizio estate di osservare un buon numero di specie di orchidee selvatiche, tutte protette da legge regionale. In prossimità del Centro Visita, si può osservare Orchis mascula, specie a fusto robusto con infiorescenza porporina; nella faggeta oltre alle tre specie di Cephalanthera presenti nella flora italiana, le slanciate C. rubra e C. longifolia, con fiori rispettivamente porporini e bianchi, e C. damasonium, più robusta e con infiorescenza bianco-giallognola; comuni Dactylorhiza fuchsii, dall'esile fusto e infiorescenza colore lilla e, dove il bosco si fa più rado, la bella Orchis pallens, dall'infiorescenza giallo solforino. Nei rimboschimenti di conifere, sparsi lungo l'itinerario, soprattutto nel tratto Bagnadori- Croce dei Colli, è frequente Neottia nidus-avis, unico rappresentante del genere in Europa, il cui nome deriva dalle radici carnose intrecciate come un nido d'uccello; si incontrano inoltre, Epipogium aphillum e Coralloriza trifida, che, prive di clorofilla, si nutrono grazie ai funghi simbionti che penetrano le loro radici. Dove il bosco la scia il posto a cespuglieti e prati, ci si imbatte in Gymnadenia conopsea, molto profumata e con infiorescenza allungata colorata da rosa e viola, e Limodorum abortivum, specie priva di foglie verdi che con il suo fusto di 80 cm spicca sullo strato erbaceo rendendosi evidente all'escursionista. Una deviazione alla Sboccata dei Bagnadori merita per ammirare Epipactis microphilla dall'infiorescenza profumata e fusto ricoperto da una fitta pelosità, con numero variabile di fiori (4-30) di colore verde chiaro con macchie viola
Durata: 2 h
Lizzano in Belvedre - Strada comunale Vidiciatico/Lizzano - Percorso CAI 125 - Lizzano in Belvedere Il percorso (CAI 125B) parte dalla strada panoramica che collega Lizzano in Belvedere con Vidiciatico. Si sviluppa a mezza costa sul versante nord di Monte Pizzo con dislivello minimo fino ad incrociare il percorso CAI 125 e scendere nuovamente all'abitato di Lizzano. Lungo questo sentiero sono situati sette casoni: sono i metati, denominati localmente "casoni", ossia costruzioni in pietra dove erano essiccate le castagne che in seguito venivano portate al mulino per ottenerne farina, prodotto meglio conservabile e maggiormente versatile nell'utilizzo in cucina. Il "sentiero dei sette casoni" riveste un'importanza storico-culturale fondamentale in quanto la castanicoltura, fino a pochi decenni fa, era una delle principali attività per gli abitanti del Comune di Lizzano in Belvedere. Al castagneto venivano prestate le cure colturali di un frutteto; anche il sottobosco veniva costantemente ripulito per facilitare la raccolta delle castagne e mantenuto inerbito, per evitare fenomeni di erosione superficiale. Tutti i popolamenti a dominanza di castagno oggi presenti nel parco derivano da un'azione antropica mirata esclusivamente alla coltura di varietà da farina (come: Pastanesa, Lòiola, Sborgà). Il sentiero che collega i vari casoni era in origine una piccola mulattiera, in quanto l'impervietà dei versanti e la zona poco agevole non hanno reso possibile la realizzazione di un'adeguata viabilità forestale in grado di facilitare il trasporto di mezzi, uomini e castagne. All'inizio del sentiero, dopo essere passati attraverso un recente rimboschimento di conifere (abeti rossi e douglasie), si raggiunge il primo casone, forse il meglio conservato. La piccola costruzione conserva un tavolino e sedie in pietra nella parte anteriore, ottimo punto di sosta nel bel castagneto attiguo al casone. Il percorso procede verso il secondo casone nel quale è doverosa una sosta per ammirare i secolari castagni piantati a semicerchio attorno all'edificio. I segni di una malattia sono ben riconoscibili sui fusti degli alberi: il fungo Chryphonectria parasitica responsabile del cancro corticale del castagno sta provocandone il disseccamento dei rami e talvolta dell'intera pianta. Lungo il percorso si notano anche piccole palizzate in legno di castagno, opere di ingegneria naturalistica finalizzate alla difesa del territorio dal rischio idrogeologico. Proseguendo si incontrano in successione il terzo, il quarto ed il quinto casone. Nei pressi del quarto casone è ancora visibile lo spiazzo di una piccola carbonaia. Il quinto casone presenta un elemento architettonico suggestivo: un tetto in lastre di pietra che scende fino a toccare il terreno. Siamo all'incrocio con il percorso CAI 125 che sale da Lizzano verso Monte Pizzo. Il nostro itinerario lo segue in discesa verso Lizzano in Belvedere per incontrare gli ultimi due casoni, un po' scostati rispetto al sentiero; densi cespuglietti di primule e fiori di erba trinità qua e là ci indicano che siamo giunti quasi alla fine del percorso, a pochi minuti dal paese.
Durata: 3h Difficoltà: mediaPoggiolforato-Cascate del Dardagna-Madonna dell'Acero-Poggiolforato.L'itinerario è stato suddiviso in diverse zone al fine di conoscere le numerose specie entomologiche che si possono incontrare.ZONE A-B: in prossimità di poszze d'acqua e in punti soleggiati, da Poggiolforato fino alla sorgente che localmente vienindicata come "acqua puzzola", è possibile individuare la presenza di Lepidotteri (farfalle) del genere Erebia, le cui specie sono contraddistinte da colori sui toni del marrone, aranzione scuro e giallastro. Nei tratti soleggiati di sentiero vivono specie dai colori azzurro-bluastri, i Licenidi. Con le ali chiuse si mimetizzano con il suolo, ma con le ali distese sono facilmente individuabili.ZONA C: nel tratto del percorso dalla sorgente "acqua puzzola" fino al sentiero per Madonna dell'acero, e in prossimità delle cascate del Dardagna, vegetano piante dalle larghe foglie note come farfaracci, sulle quali in giugno-luglio si può osservare il Coleottero Curculionide Liparus glabrirostris, di colore nero.ZONA D: da maggio ad agosto nelle zone a vegetazine erbacea, compaiono Coleotteri dalle livree brillanti, i Crisomelidi. Le specie del genere Oreina sono medio-piccole con i riflessi metallici sui toni del del verde e del blu.ZONA E: Coleotteri del genere Othiorhinchus spp possono rinvenirsi nella vegetazione ripariale.ZONA F: la zona delle cascate è un micro-habitat, sotto i frammenti di arenaria sono osservabili specie di Coleotteri Carabidi, insetti predatori molto veloci, scuri e attivi dal crepuscolo. ZONA G: la presenza di bovini, equini e ungulati in ecosistemi prativi e forestali comporta il diffondersi di Coleotteri coprofagi, abbonda il Geotrupes spiniger di colore nero e con riflessi iridescenti bluastri, molto evidenti soprattutto ai lati del corpo. ZONA H: nel bosco a prevalente Abete rosso (Picea excelsa) nei pressi di MAdonna dell'Acero, si notano diversi tronchi abbattuti e marcescenti popolati da varie specie di Imenotteri e Coleotteri, sotto forma di uova, larve o adulti a seconda della stagione.