Geomorfologia del Corno alle Scale
L'Unità Sestola-Vidiciatico
Tra Vidiciatico e Lizzano, ai piedi dei ripidi versanti boscati, dove le morfologie si fanno piú dolci, affiorano rocce grigio-bruno-nerastre, a tratti anche verdi o rosse, spesso soggette a fenomeni franosi o di accentuata erosione. Questa fascia di terreni, costituita da un complesso roccioso piuttosto eterogeneo di origine sedimentaria, é nota come Unità Sestola-Vidiciatico. Comprende in prevalenza rocce marnose, intensamente fratturate, tra cui si trovano lembi e frammenti di strati calcarei, calcareo-marnosi e anche arenacei, di colore grigio e bianco-nocciola. L'origine di queste rocce, di età compresa tra 75 e 20 milioni di anni fa, é dovuta alla sedimentazione avvenuta in un bacino marino profondo, localizzato in aree vicine all'antico Oceano Ligure. La posizione che questa Unità occupa oggi nella catena appenninica, in affioramenti che vanno dalle montagne reggiane a quelle modenesi e bolognesi, é il risultato di una storia complessa, iniziata con franamenti sottomarini e proseguita nelle intense compressioni dell'orogenesi appenninica. Nel parco l'Unità affiora anche lungo due significative fasce che attraversano i rilievi arenacei tra le valli del Dardagna e del Silla: gli affioramenti segnano il coinvolgimento di queste rocce lungo superfici di accavallamento dove, sempre per eventi compressivi, una porzione arenacea é sovrascorsa su quella antistante, trascinando in questo movimento le rocce marnose. Poiché si tratta di materiali impermeabili, lungo gli affioramenti si incontrano copiose sorgenti, come quelle della Sboccata dei Bagnadori.
Le forme glaciali
Tra la cima del Corno e il Monte la Nuda si approfondisce il circo del Cavone, la piú bella e significativa morfologia modellata dai ghiacciai würmiani nel parco. Osservato da molti punti, ma soprattutto dall'alto delle cime che lo circondano, il circo appare con forme esemplari: i fianchi ripidi descrivono un arco pronunciato e abbracciano una conca dal fondo dolce e pianeggiante, chiusa da una debole contropendenza di natura morenica. Altri avvallamenti di origine glaciale, meno evidenti, caratterizzano i pendii che scendono tra Corno e Cornaccio. Le belle e singolari forme arcuate del crinale che domina la testata del Silla, tra Corno e Monte Gennaio, anche se attualmente soggette a intensi processi erosivi, sembrano ereditate dal modellamento glaciale. I depositi morenici caratterizzano, invece, le aree intorno al Lago del Cavone, dove formano tipici dossi e collinette. Durante il periodo di massima espansione glaciale würmiana (50.000 anni fa), nella valle del Dardagna scendeva una lingua glaciale che si spingeva sino alle quote di Madonna dell'Acero dove, nel pianoro presso il santuario, sono rimaste tracce di depositi detritici di origine morenica.
Le morfologie erosive
Il parco racchiude un settore di crinale appenninico caratterizzato da morfologie uniche: lo splendido bacino da cui ha origine il Silla. In questo ampio ventaglio di incisioni é chiaramente leggibile l'approfondimento recente dei solchi vallivi. Questo é avvenuto, al termine dell'ultima fase glaciale (durante gli ultimi 10.000 anni) attraverso l'azione di modellamento delle acque correnti sopra versanti molto stabili, che offrono grande resistenza all'erosione per la giacitura a reggipoggio degli strati. Una morfologia molto diversa caratterizza, invece, i versanti dove si trovano le piste da sci, che si sviluppano lungo superfici stratificazione. La differente erodibilità di strati arenacei e marnosi ha creato, in particolari esposizioni, morfologie da erosione selettiva, con tipiche sporgenze e rientranze; le stesse scalinate naturali dei Balzi dell'Ora sono state determinate dalla netta separazione degli strati arenacei in corrispondenza di sottili livelli piú erodibili. Anche le cascate del Dardagna e il meno accessibile Orrido di Tana Malía, ma anche i salti d'acqua che caratterizzano gli altri rii della testata del Silla, sono dovuti alla presenza di strati molto resistenti all'erosione.
Le pieghe rovesciate
Gli strati arenacei che affiorano nel parco, descrivono alcune tra le piú caratteristiche pieghe dell'Appennino. Si tratta di anticlinali, cioé pieghe convesse verso l'alto, che per il protrarsi di intense spinte si sono rovesciate nella porzione frontale. Queste strutture sottolineano un comportamento duttile delle rocce, durante fasi compressive in cui il raccorciamento crostale si realizza attraverso la formazione di pieghe. La duttilità, che dipende prima di tutto dal tipo di roccia, si manifesta a certe profondità, dove pressioni e temperature elevate determinano condizioni fisiche ideali affinché le rocce si deformino piegandosi. Le pieghe sono riconoscibili con immediatezza dove é esposta in affioramento la zona di cerniera, cioé il punto di piú accentuata curvatura. In versanti coperti dalla vegetazione, la presenza di pieghe puó essere rivelata dalla disposizione degli strati in affioramenti anche lontani, come nel caso della anticlinale rovesciata presente nella valle del Silla, all'altezza di Monteacuto. Nel parco, la migliore esposizione di una piega si osserva lungo il versante sinistro della valle del Dardagna, dove da alcuni punti (le cascate del Dardagna o la strada che sale a Madonna dell'Acero) si riconosce, alla base della parete che scende dal Monte Mancinello, la zona di cerniera.
